Nei pazienti oncologici il sesso gioca un ruolo importante, non soltanto nella risposta ai farmaci, ma probabilmente anche nello sviluppo del tumore, fin dall’inizio. A occuparsi di questo aspetto è l’oncologia di genere, che studia le differenze tra uomini e donne in campo oncologico, rivolgendo l’attenzione soprattutto agli ormoni, al sistema immunitario e al metabolismo dei farmaci. Perché sembra proprio che i due generi sottostiano a “leggi” diverse. L’argomento è oggi al centro dell’ESMO Workshop “Gender medicine meets oncology”, in corso a Losanna (Svizzera). Si tratta di un appuntamento interamente dedicato all’oncologia di genere, in particolarar modo nelle neoplasie che interessano il tratto gastrointestinale, il sangue (linfoma) e la pelle (melanoma), per discutere gli sviluppi in questo settore e disegnare nuovi studi clinici.

Tra gli organizzatori e relatori dell’incontro Gian Paolo Dotto, Professore al Dipartimento di biochimica dell’Università di Losanna, impegnato da anni nella ricerca in oncologia. “Sappiamo – spiega Dotto – che i tumori non sono soltanto il risultato di un singolo gruppo di cellule che evade il controllo dell’organismo, ma piuttosto la somma di diverse alterazioni che avvengono nei tessuti o negli organi ancora apparentemente sani. I nostri studi mirano proprio all’analisi dei possibili fattori biologici che sono determinanti nella transizione da tessuto normale a tessuto pre-tumorale e successivamente tumorale, un aspetto importante specialmente per la prevenzione del cancro”.

IL PESO DEL GENERE NEL CANCRO

Un aspetto che Dotto sta esplorando riguarda il contributo dei fattori genetici ed epigenetici nel cancro, in base alle differenze che hanno a che fare con il genere. “Tra le molecole in studio – ha detto il ricercatore in un recente intervento all’Istituto europeo di oncologia (IEO) di Milano – ci sono alcuni recettori ormonali, come il recettore per gli androgeni e il recettore beta per gli estrogeni, quest’ultimo molto espresso in diversi tessuti. E in questo caso quello che stiamo cercando di capire è come tale recettore possa controllare il tumore della pelle, come ad esempio il carcinoma squamoso, e come livelli differenti di estrogeni nei due sessi possano influire nello sviluppo della malattia. Per questo dobbiamo riuscire a lavorare con un approccio il più possibile integrato, tenendo in considerazione fattori come il genere, che risultano sempre più fondamentali nella comprensione del cancro”.

UOMINI, DONNE E TUMORI

Tra le più recenti analisi che hanno portato a delle osservazioni promettenti nel campo dell’oncologia di genere c’è anche uno studio pubblicato sulla rivista Cancer Research, che mostra come uomini e donne siano più o meno “propensi” ad accumulare mutazioni nei geni: confrontando in base al sesso le mutazioni riscontrate in diversi tipi di tumore, gli autori dello studio hanno evidenziato che gli uomini sono caratterizzati da un maggior carico mutazionale – quindi più mutazioni – per quanto riguarda melanoma, carcinoma renale ed epatico. Mentre le donne mostrano un carico mutazionale maggiore nel caso del glioblastoma, un tumore del cervello. Sebbene siano necessari ulteriori studi, l’analisi del carico mutazionale in base al genere sessuale potrebbe rappresentare presto un fattore importante, sia per la suscettibilità a particolari tipi di tumore a seconda del sesso, sia per predire l’efficacia di nuove terapie antitumorali come l’immunoterapia. Che – come suggerisce una meta-analisi presentata anche all’ultimo congresso Aiom 2018 da Laura Pala dello IEO – sembra portare a benefici differenti proprio a seconda del genere, con una sopravvivenza nettamente maggiore negli uomini.

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