Provando a curiosare su Google Trends, alle parole “carcinoma basocellulare”, ossia la tipologia più comune di tumore della pelle, corrisponde il picco di ricerca più alto in assoluto fra il 21 e il 27 novembre 2021. È sufficiente una ricerca incrociata sul web per scoprire che si tratta della settimana in cui l’influencer Valentina Ferragni ha rivelato su Instagram l’asportazione dal suo viso di questo tipo di cancro, inizialmente scambiato per un’imperfezione estetica. La giovanissima Ferragni, all’epoca ventottenne, ha colto l’occasione per sensibilizzare i suoi milioni di follower sull’importanza degli screening e dei controlli medici, soprattutto quelli della pelle e dei nei.

Non si tratta di un caso isolato. I social network sono diventati un oggetto di studio in numerose pubblicazioni mediche – gran parte disponibili sul portale PubMed – poiché per le generazioni più giovani rappresentano il primo approccio alla prevenzione oncologica e alle diagnosi precoci. Come spiegato nell’articolo Use of social media for cancer prevention and early diagnosis: scoping review protocol (di Kaushal, Kassianos, Sheringham, et al.), i social network funzionano perché usano il linguaggio giusto per attirare l’attenzione degli adolescenti e dei giovani adulti, rafforzando le campagne di informazione tradizionale.

Il solo hashtag #oncologia in Italia conta più di 143 milioni di visualizzazioni e raccoglie testimonianze di pazienti, guariti, studenti di medicina e medici. Questi ultimi, nello specifico, spiegano spesso come riconoscere alcuni segnali d’allarme di diversi tipi di cancro, riportando in un altro “codice” audiovisivo ciò che l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc) già da anni fa attraverso i suoi canali ufficiali e le sue iniziative pubbliche.

Ferragni a parte, per una particolare coincidenza, proprio quest’anno la comunicazione dell’Airc nelle piazze si focalizza sul più aggressivo fra i tumori della pelle, il melanoma, che è anche il terzo tumore più diffuso fra uomini e donne al di sotto dei 50 anni.

Dal 2011 l’incidenza di questa tipologia di cancro è aumentata del 15 per cento, un dato che può essere letto in due direzioni, sia come la mancanza di protezione dai raggi UV e UVA sempre più aggressivi sia come un progressivo aumento degli screening oncologici. Ogni anno si stimano così circa 14.800 diagnosi di melanoma e non sempre l’asportazione chirurgica è la soluzione definitiva, come si pensa. Gli stadi più avanzati delle neoplasie possono infatti essere trattati solo con la chemioterapia, con le terapie farmacologiche a bersaglio molecolare e infine con l’immunoterapia.

È proprio su quest’ultima che si è focalizzata la ricerca del professor Andrea Anichini (Fondazione Irccs, Istituto nazionale dei tumori di Milano), sostenuta da Airc e coordinata da Michele Maio, direttore del Dipartimento oncologico dell’Azienda ospedaliero-universitaria senese. Il melanoma, come definito dal professor Anichini, è l’apripista per la rivoluzione delle immunoterapie contro il cancro, un modello su cui lavorare perché risponde poco alla chemioterapia nelle sue fasi più avanzate e spinge i ricercatori a sperimentare terapie nuove e più efficaci.

La svolta presentata quest’anno dall’Airc è l’integrazione dell’epigenetica nella ricerca sul tumore della pelle, ovvero «lo studio dei meccanismi che modificano l’espressione dei geni senza agire sulla sequenza dei geni stessi». Si tratta di variazioni che agiscono sulle molecole del Dna per trasformare il comportamento cellulare. Osservando i cambiamenti, è possibile comprendere meglio i meccanismi che permettono lo sviluppo delle cellule tumorali.

Una delle ricerche più importanti riguarda la capacità “mimetica” di queste cellule, che spesso non risultano più riconoscibili al nostro sistema immunitario. Per contrastarla la ricerca ha permesso di mettere a punto dei farmaci epigenetici inibitori. Il prossimo passo, secondo il programma “5 per mille” del Professor Anichini, sarà cercare di comprendere i casi in cui nemmeno l’immunoterapia sembra funzionare, aprendo tutto un altro fronte.

«La ricerca si sta concentrando sui temi più complessi, quali la malattia metastatica, i tumori rari, la resistenza alle terapie convenzionali e i tumori di cui sappiamo meno», afferma Federico Caligaris Cappio, Direttore Scientifico Fondazione Airc. «Approfondire la nostra conoscenza su questi argomenti è indispensabile per arrivare a rendere tutti i tipi di cancro più curabili. Decodificare la complessità del cancro significa migliorare le terapie e offrire un futuro migliore ai pazienti perché la ricerca di oggi è la medicina di domani».

Con oltre 377 mila casi di tumore diagnosticati ogni anno in Italia (circa 1000 al giorno. Fonte: I numeri del cancro in Italia, 2021 a cura di Airtum, Aiom, Siapec e Passi), il cancro è ancora un’emergenza collettiva nel nostro Paese, e richiede una risposta collettiva.
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