L’estate sta finendo ma ci sono ancora molti ‘nostalgici’ che per mantenere nel tempo la tintarella fanno le lampade solari dimenticando che possono essere molto dannose. Il 5% dei casi di melanoma in Europa, infatti, è causato proprio dalle lampade solari, con una netta prevalenza nelle donne (fino al 10%). In Europa, ogni anno 4.450 nuove diagnosi di questo tumore della pelle sono attribuibili all’abbronzatura artificiale, con costi che superano i 30 milioni di euro nei primi 12 mesi dopo la scoperta della malattia. In Italia, questa cifra è pari a circa 450mila euro. Per questo gli oncologi e le associazioni di pazienti stanno lavorando all’elaborazione di una proposta che punti al divieto totale delle lampade come già accade in alcuni paesi tra cui Australia e Brasile. Il tema è stato affrontato oggi nel corso della presentazione della nuova edizione del progetto ‘Mela Talk’ che partirà il prossimo 9 ottobre.

La cronicizzazione del melanoma

Ormai è noto che il fattore di rischio più importante di questo tumore della pelle è rappresentato dall’esposizione senza protezione ai raggi UV, inclusi quelli artificiali. Fare prevenzione e poter usufruire dei progressi della ricerca scientifica è fondamentale per sconfiggere il melanoma che oggi può contare su dati molto positivi. Per esempio, oggi ci sono 160mila persone in Italia che vivono dopo la diagnosi. In cinque anni, questa cifra è aumentata del 97% (erano 81mila nel 2014). “Possiamo parlare di cronicizzazione della malattia in fase avanzata in circa il 50% dei casi, grazie all’immunoterapia e alle terapie mirate che garantiscono una buona qualità di vita – afferma Paola Queirolo, direttore Divisione Melanoma, Sarcoma e Tumori rari all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Un risultato impensabile solo dieci anni fa, prima dell’arrivo di questi trattamenti efficaci, quando la sopravvivenza mediana per la malattia metastatica era compresa fra 6 e 9 mesi e solo il 25% dei pazienti era vivo a un anno. Cambia quindi radicalmente la gestione delle persone con melanoma avanzato, che presentano bisogni specifici a cui i clinici devono saper rispondere”.

La prospettiva di guarigione

Oggi se individuato in fase precoce, il melanoma può essere affrontato con la sola asportazione del neo. “Nello stadio metastatico – spiega Queirolo – si sta affermando con forza l’idea che il trattamento della neoplasia richieda la combinazione di molecole immunoterapiche che possano attaccare la malattia da diversi fronti. Oltre il 50% dei pazienti trattati con la combinazione di immunoterapie è vivo a 5 anni, un risultato molto importante. Inoltre, oggi, abbiamo la possibilità di anticipare il trattamento con l’immunoterapia nei pazienti in stadio III e IV resecato, cioè in una fase in cui la malattia è stata completamente asportata. Trattare i pazienti in questo stadio aumenta la possibilità di evitare una recidiva della malattia e, quindi, potenzialmente di guarire la persona. E la durata del trattamento adiuvante, cioè successivo alla chirurgia, è solo di un anno. La prospettiva di una ‘fine’ della terapia, di solito non possibile nella malattia metastatica, rappresenta un notevole vantaggio psicologico per pazienti spesso giovani”.
Vietare le lampade

Nonostante queste evoluzioni positive, nel 2019, in Italia, sono stati stimate 12.300 nuove diagnosi di melanoma. “La neoplasia interessa persone sempre più giovani: il 20% dei casi è riscontrato in pazienti fra i 15 e i 39 anni – sottolinea Queirolo. E proprio in questa fascia di età si concentra la più alta percentuale di fruitori di lampade solari, nonostante nel nostro Paese siano vietate agli under 18. Non solo. Uno studio dell’Agenzia internazionale della ricerca sul cancro (Iarc) ha evidenziato come l’utilizzo di questi dispositivi nei giovani al di sotto dei 30 anni aumenti del 75% il rischio di sviluppare il melanoma. L’Italia, dal 2011, ne ha vietato l’uso ai minorenni, ma ancora troppi adolescenti continuano a ricorrere all’abbronzatura artificiale per mancanza di controlli. Per raggiungere una reale diminuzione dei casi di melanoma, servono misure radicali, come il divieto totale, già in vigore da tempo in Paesi come Australia e Brasile. Siamo di fronte a diagnosi evitabili modificando il comportamento delle persone”.

Il progetto ‘Mela Talk’

Per far emergere la voce dei pazienti, il 9 ottobre parte la nuova edizione (interamente digitale) di “Mela Talk”, un progetto nazionale realizzato con il contributo incondizionato di Bristol Myers Squibb con il patrocinio delle principali associazioni di pazienti: A.I.Ma.Me. (Associazione Italiana Malati di Melanoma), APaIM (Associazione Pazienti Italia Melanoma), Associazione Melanoma Italia Onlus e Emme Rouge Onlus. Grazie agli interventi di oncologi, dermatologi, nutrizionisti, psico-oncologi e associazioni di pazienti, l’obiettivo è creare un dialogo costruttivo tra specialisti, malati e caregiver e far così emergere le criticità ma anche l’importanza degli stili di vita sani, dall’alimentazione corretta all’attività fisica costante. Per favorire l’interazione tra tutti i partecipanti verranno utilizzate varie modalità espressive. Si alterneranno videoclip e presentazioni tradizionali. “I pazienti chiedono informazioni su aspetti talvolta sottovalutati dai clinici, come la dieta da seguire e i benefici dell’attività fisica”, spiega Monica Forchetta, presidente APaIM. “I pazienti chiedono di essere reinseriti nel mondo del lavoro, di gestire i piccoli disturbi e di tornare a una vita affettiva”, aggiunge Giovanna Niero, presidente A.I.Ma.Me. “Al miglioramento della sopravvivenza deve infatti corrispondere l’attenzione alle condizioni psico-sociali. Senza dimenticare la prevenzione: il cambiamento nella forma, dimensione o colore di un neo rappresenta un segnale d’allarme da non sottovalutare”.