Hanno scoperto una nuova terapia contro i tumori che toglie i «freni» al nostro sistema immunitario e lo trasforma in un killer naturale che ammazza le cellule malate.

Per questa straordinaria intuizione, l’americano James P. Allison e il giapponese Tasuku Honjo ieri hanno ricevuto il premio Nobel per la medicina. E i due ricercatori divideranno i 9 milioni di corone svedesi (870.000 euro) del premio che sarà consegnato loro durante la cerimonia in programma il 10 dicembre a Stoccolma. «I due studiosi si legge nelle motivazioni dell’Accademia – hanno capito che si può stimolare il sistema immunitario per attaccare le cellule tumorali, un meccanismo di terapia nuovo nella lotta ad un tipo di malattia che uccide ogni anno milioni di persone e che costituisce una delle più gravi minacce alla salute dell’umanità». In pratica, gli scienziati hanno constatato che si può scatenare il sistema immunitario non solo contro i virus o i batteri ma anche verso le cellule neoplastiche.

Allison, che ha perso la madre da ragazzo a causa di un linfoma, è stato un pioniere nell’immunologia. Le sue scoperte e i primi risultati risalgono agli inizi degli anni ’90. Lo scienziato riesce ad identificare la proteina CTLA-4 che regola i linfociti T il cui ruolo è centrale per il funzionamento del sistema immunitario che combatte virus e batteri: bloccando questa proteina lo scienziato scopre che le cellule T scatenano la loro risposta contro i tumori contrastandoli e agendo come «killer naturali» contro il cancro. A questo punto Allison sviluppa un anticorpo monoclonale in grado di bloccare questo freno e ottiene risultati prima sugli animali, poi su pazienti con melanoma, un tumore della pelle. «Dieci anni fa raccontava Allison in un congresso a Chicago nel 2016 abbiamo trattato una ragazza affetta da melanoma con l’immunoterapia aveva già metastasi al fegato, polmoni e cervello. Oggi sta bene, è guarita e ha due figli».

Dall’altra parte dell’Oceano Pacifico, Tasuku Honjo e il suo team alla Kyoto University, raggiunge risultati analoghi scoprendo prima e poi inibendo un altro freno del sistema immunitario, PD-1 ottenendo risultati su diversi tipi di tumori, come quelli ai polmoni, al collo, al rene, oltre a linfoma e mieloma.

Attualmente sono attive decine di sperimentazioni in tutto il mondo. L’Italia è stata una delle prime nazioni in Europa a seguire le orme americane. «Allison ha prodotto un anticorpo umano con cui ha lavorato sui pazienti nel 2006 – racconta Vincenzo Russo, Direttore dell’Unità di Immunobioterapia del melanoma e tumori solidi dell’Ospedale San Raffaele di Milano Noi siamo stati i primi, tre anni a seguire la sua linea e con la nostra sperimentazione abbiamo confermato che si può educare il sistema immunitario a combattere i tumori. Per questo crediamo che quella immunologica che sia la terapia del futuro». Ma anche del presente: «Dieci anni fa con il melanoma in stadio avanzato riuscivamo a salvare, con le terapie tradizionali, un paziente su dieci. Ora, con i farmaci immunologici se ne salvano la metà». E gli effetti collaterali? «Esistono, ma sono controllabili con farmaci molto simili a quelli usati negli stati infiammatori».