L’appello è arrivato dal Karolinska Institutet di Stoccolma: in Svezia il rischio di sviluppare nell’arco di un decennio più di un melanoma cutaneo è aumentato di 10 volte a partire dagli Anni 60, quando soltanto lo 0,7 % della «coorte» considerata aveva sviluppato più di un melanoma, cifra che è arrivata alla soglia del 7% degli Anni 2000.

Gli autori del lavoro, apparso sul «Journal of the National Cancer Institute», sospettano che l’aumento sia dovuto a un cambiamento delle abitudini delle vacanze con sempre più viaggi all’estero, verso i Paesi mediterranei e quindi in condizione di una una maggiore esposizione al sole. Già, i raggi UV sono alla base di questa e di altre, ma simili, preoccupanti tendenze. Anche in Italia, infatti, il melanoma non rallenta. Sono state 12 mila le nuove diagnosi registrate nel 2019 e un caso su cinque ha riguardato pazienti che sono al di sotto dei 40 anni.

Brevi ma intense esposizioni, come due settimane al mare o in montagna, sono tra i principali fattori di rischio. Ma la «colpa» è anche di un’altra cattiva abitudine: l’utilizzo diffuso dei lettini abbronzanti, classificati come cancerogeni dalla Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Oms con sede a Lione. I rischi dell’esposizione alle radiazioni ultraviolette artificiali, infatti, sono ancora sistematicamente sottovalutati.

Ci sono, poi, ulteriori fattori di rischio per il melanoma: prima di tutto l’avere una storia familiare di tumore alla pelle e poi avere la pelle chiara e anche molti nei. La diagnosi precoce diventa quindi fondamentale, ma «c’è un 10% di casi in cui il melanoma si presenta in maniera anomala, ad esempio rosaceo, rossiccio oppure anche con una colorazione normale», spiega Paolo Ascierto, direttore dell’Uoc oncologia medica e terapie innovative del dipartimento melanoma-tessuti molli-muscolo-scheletrico e testa collo all’Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli.

«Oggi, tuttavia, il melanoma non spaventa più come in passato. Infatti, lì dove non è possibile risolvere il problema con la sola chirurgia, nei casi delle forme iniziali, quelle che rappresentano circa l’80% delle diagnosi, ci sono i trattamenti innovativi con immunoterapia o terapia “target”: queste cure sono in grado di ridurre il rischio di recidive e di migliorare la sopravvivenza globale. Tanto che oggi l’87% dei malati sopravvive a cinque anni dalla diagnosi, uno su due sopravvive anche con diagnosi di malattia in stadio avanzato e sono ormai 160 mila gli italiani che hanno affrontato con successo la malattia.

L’incidenza è in aumento anche per altri tumori cutanei, i «non melanoma», causati da un’esposizione cronica al Sole e, quindi, tipici di pescatori, agricoltori, bagnini e di tutti coloro che trascorrono ore e ore all’aperto. Queste malattie professionali sono il carcinoma basocellulare con 64 mila nuovi casi l’anno (un italiano su tre dovrà farci i conti) e il carcinoma cutaneo a cellula squamose che conta 19 mila casi ogni anno, più che il doppio rispetto a 20 anni fa, e che per mortalità è il secondo tumore della pelle dopo il melanoma. «È un tumore sfigurante, che colpisce zone come cuoio capelluto, viso, orecchie, collo, braccia o gambe, con lesioni evidenti, che possono essere anche dolorose, oltre che deturpanti, e in fase avanzata è mortale», spiega Paola Queirolo, responsabile dell’oncologia medica del melanoma, sarcoma e tumori rari dello Ieo di Milano.

«Ora c’è finalmente un’arma terapeutica per i pazienti non operabili: anche in Italia è stata ammessa la rimborsabilità del cemiplimab, un anticorpo monoclonale anti-Pd-1. Il tempo medio di durata del beneficio clinico in chi può fare la chemio, una minoranza di questi pazienti anziani con molte comoborbidità, era di quattro mesi al massimo e poi il tumore andava in progressione. Ora, con cepilumab, il tempo medio di una risposta completa per circa il 20% dei pazienti è di un anno. I dati a tre anni, inoltre, mostrano che il 90% dei pazienti mantiene la risposta a un anno, il 70% mantiene la risposta a due anni e a tre anni il 73%».

I non melanoma sono tumori della pelle più tipici dell’età adulta ma, proprio come per il melanoma, «i comportamenti di prevenzione vanno seguiti fin dall’infanzia e dalla giovinezza» spiega Queirolo, che aggiunge: «Storicamente ci si è concentrati sulle campagne di prevenzione secondaria, come “porte aperte”, “skin cancer day” e prime visite gratuite. Fino a quando non abbiamo iniziato a creare gruppi interdisciplinari e abbiamo capito che bisogna concentrarsi sulla prevenzione primaria. Solo l’educazione serve: bisogna andare nelle scuole. Per il melanoma è stato fatto. Ora l’appello va alle istituzioni: serve una nuova campagna per sensibilizzare sull’esposizione cronica al Sole rivolta alle categorie a rischio».

Per spiegare in maniera semplice e completa a tutti i cittadini come proteggersi, quali sono i fattori di rischio dei vari tumori della pelle, come si esegue la diagnosi e quali sono i trattamenti a disposizione, Fondazione AIOM ha redatto dei «Quaderni Informativi», gratuitamente disponibili nel sito www.fondazioneaiom.it. Il Quaderno dedicato al melanoma cutaneo è stato redatto dal Gruppo di lavoro Linee Guida AIOM 2020 «Melanoma», coordinato da Paolo Ascierto. I quaderni dedicati al Carcinoma cutaneo a cellule squamose e al Carcinoma basocellulare sono stati redatti dal gruppo di lavoro Linee Guida AIOM «Tumori Cutanei Non-Melanoma», coordinato da Paola Queirolo, e con il contributo di Sanofi. Altro materiale informativo è disponibile sulla Fondazione Aiom Tv.